Il Civico Museo Etnografico del Ferro Le Fudine nasce nel 1998 per volontà dell’amministrazione comunale di Malegno, al fine di offrire uno sguardo storico/antropologico su una delle più tipiche e tradizionali lavorazioni artigianali della Valle Camonica: la ferrarezza.
Le fucine di Via S. Antonio sono tra le più antiche in Europa rappresentano infatti un significativo manufatto di archeologia industriale.
L’edificio si compone di due diverse officine: le Fudine de’ Serini e le Fudine de’ Nani, dal nome degli ultimi fabbri che vi lavorarono: la lavorazione tradizionale avveniva fino a pochi decenni fa.
Entrando nell’edificio si è immediatamente attratti dalle caratteristiche architettoniche della struttura, con i suoi splendidi archi ad ogiva.
Molti dei reperti all’interno del Museo risalgono probabilmente ad epoche antiche: sono stati trovati infatti nel corso dei lavori di restauro e negli scavi per la sistemazione della pavimentazione. I pilastri di appoggio dei magli recano diverse date: 1732, 1736, 1760, ... i periodi in cui l’attività nella fucina era più fiorente.
Il percorso museale si intitola “Ferro: un metallo tra cielo e terra” e porta alla rievocazione dell’immagine del fabbro, esperto delle arti del metallo, giocoliere attento nella combinazione degli elementi di acqua, aria e fuoco.

Nella prima sala si trovano il maglio e la Tina de l’ora, il prezioso marchingegno che permetteva, con una continua insufflazione d’aria, di mantenere vivo ed alto il fuoco dei forni.
Tramite una piccola porta si raggiunge il fondo del Museo dove si trovano una ruota e parte di una cesoia, l’enorme ‘forbice’ che, quasi al termine della lavorazione, veniva utilizzata per tagliare le parti in eccesso dei diversi oggetti prodotti. La sala ampia su cui si affacciano questi oggetti è oggi spesso ospita mostre, concerti e conferenze proprio per le qualità acustiche e la possente bellezza delle sue geometrie. 
Ripercorsa a ritroso la prima sala, si raggiunge un secondo locale con due grossi magli, di cui uno perfettamente integro e l’altro incompleto ma dotato di una mola di pietra arenaria. Tramite l’albero, i magli sono collegati a due ruote idrauliche, che si trovano all’esterno dell’edificio lungo il canale, ove un tempo veniva fatta cadere dall’alto l’acqua convogliata del torrente Lanico.
In questa stessa sala, su un largo ripiano di pietra, è posta una serie di oggetti: alcuni attrezzi usati per la lavorazione e alcuni strumenti prodotti nella fucina.
In questo suggestivo luogo anticamente si forgiavano grattugie, mestoli, palette da fuoco; in epoca più recente si producevano anche picconi, come si può osservare da vecchie fotografie esposte.
Oggi tuttavia chiunque entri nelle Fudine ha l’immediata sensazione di trovarsi in un dove importante non solo da un punto di vista storico/culturale ma anche da un punto di vita etnografico e sociale: generazioni di lavoratori hanno passato la propria vita all’interno di queste spesse mura e di questa solida struttura, che diviene oggi cornice moderna di nuovi modi di accostarsi all’arte e di nuove forme di espressività.